Taffo Funeral Services: Riccardo Pirrone
Taffo Funeral Services

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Qual è la strategia di comunicazione di Taffo Funeral Services? Lo racconta Riccardo Pirrone in una intervista dove ha raccontato la loro strategia, la scelta del cliente ideale e dell'aumento del fatturato.

Taffo Funeral Services e la sua comunicazione: molti la conoscono e l’apprezzano, ma in pochi sanno chi si cela dietro la sua gestione. L’agenzia si chiama KiRweb e la mente è quella di Riccardo Pirrone: i suoi post, che riscontrano un enorme successo ad ogni pubblicazione, vengono definiti geniali da tutti i fan della pagina. 

Taffo Funeral Services e la sua Strategia di Comunicazione. 

Taffo Funeral Services, oggi, è un case study, un caso di così tanto successo che molte sono le domande che tutti si pongono a riguardo, soprattutto quale sia il reale ritorno economico della loro strategia. Una strategia che ha sicuramente rivoluzionato il modo di comunicare in Italia e, soprattutto, nel settore delle onoranze funebri. 

Ho avuto la fortuna di intervistare Riccardo e di potergli fare tutte le domande che ho raccolto nel corso del tempo, grazie alle curiosità dei partecipanti ai miei workshop dedicati a Facebook. 

La mia intervista a Riccardo Pirrone 

D. La pagina di TAFFO FUNERAL SERVICES è conosciuta in tutta Italia. Il tema che trattate è molto delicato: la morte. Una faccenda molto intima e che va a spezzare equilibri molto delicati. Come siete arrivati a definire e scegliere il tono di voce che conosciamo tutti? Quali sono i valori per cui avete scelto e deciso di posizionarvi?

R.P. C’è stata l’esigenza iniziale di differenziare il brand Taffo Funeral Service da tutte le altre agenzie di pompe funebri: dovevamo trovare un modo per distinguerci dalla comunicazione classica degli altri, che adoperavano soprattutto i cartelloni pubblicitari. Per fare questo abbiamo utilizzato una tecnica che, in realtà, non abbiamo inventato noi: ci siamo ispirati al black humor, una modalità di
comunicazione che viene molto usata in America e in Inghilterra. Noi non abbiamo fatto altro che portare in Italia quello che funzionava, da anni, altrove: questa strategia è stata percepita come innovativa soltanto perché noi non eravamo abituati a leggere satira e black
humor per pubblicizzare un’agenzia funebre.
Il nostro tono di voce rispecchia quelli che sono i valori del brand. Taffo Funeral Service è un’agenzia innovativa a prescindere dalla comunicazione: hanno dei servizi che nessuno ha e hanno un’organizzazione interna molto innovativa. In comunicazione abbiamo rispecchiato quello che già è l’Agenzia Funebre e anche il tono di voce si allinea con quello che sono i suoi valori principali: la morte e il rispetto per la morte stessa che non fa discriminazioni a nessuno. Siamo ironici, cinici, ma fondamentalmente buoni.

 

D. Taffo Funeral Services lavora molto di prossimità e i suoi servizi sono legati ad eventi particolari della vita dell’uomo. Quando avete concordato questo tono di voce, quali erano gli obiettivi di business dell’azienda? Siete riusciti a raggiungerli e in quanto tempo? Le vendite sono aumentate?

R.P. Taffo voleva diventare un brand riconosciuto a livello romano, voleva diventare l’agenzia funebre di Roma. L’obiettivo principale era la riconoscibilità del brand e, attraverso delle campagne diverse,
siamo riusciti a differenziarci e a fare diventare alcuni post virali: questi hanno portato tanta visibilità che, a sua volta, si è tradotta in riconoscibilità del brand. 
Mi sento di precisare che la crescita aziendale non dipende solo dalla comunicazione, ma da tanti fattori: nel 2018, grazie a tutte le strategie adottate, Taffo ha raddoppiato il fatturato.

 

D. Quindi, mi stai confermando che questo tipo di comunicazione (anche se voi lavorate su Roma e siete virali su tutta l’Italia) ha portato un ritorno economico. 

R.P. La nostra è una campagna di cross marketing: noi non facciamo solo social e la nostra strategia non è quella di vendere ogni volta che pubblichiamo un post: noi dobbiamo solo ricordare alle persone che esiste l’agenzia funebre Taffo e che quindi, quando hanno bisogno di loro, Taffo c’è. Tutta la viralità che otteniamo, in realtà, non è voluta: noi non vogliamo essere virali a Bergamo e
tutta la visibilità ci arriva in maniera gratuita e spontanea. 
Quando noi decidiamo di investire in campagne, lo facciamo solo nell’area di competenza: Roma,
Latina, Aquila, Anzio e Nettuno, tutto il resto che arriva è in più. Il ritorno degli investimenti è comunque alto.

 

D. Dietro i vostri post c’è un lavoro immenso: lo studio dei trend e il real time marketing è molto complesso e dispendioso a livello di tempo e di budget. Come siete organizzati? In quanti vi dedicate a questo lavoro minuzioso e scrupoloso di raccolta dei dati? Quanto budget viene dedicato e come riuscite ad organizzarvi per l’approvazione del calendario editoriale?

R.P. Il nostro calendario editoriale non è così affollato: facciamo, più o meno, 4 post al mese a meno che non ci siano in programma degli eventi offline che abbiano bisogno del supporto dell’online.
Il calendario editoriale viene stravolto spesso e volentieri da quello che succede nel mondo o in Italia e quindi dal real time marketing: questo è una parte della strategia fondamentale per ottenere virilità, ma non è, per noi, la  parte principale.  
I nostri obiettivi sono diversi: puntiamo all’engagement, alla fidelizzazione e a rendere solida la nostra community in modo tale che questa ci possa promuovere ogni volta che pubblichiamo qualcosa di nuovo. 
Sicuramente c’è dietro uno studio di real time marketing: analizziamo il sentiment che le persone hanno a proposito  di quell’argomento o di quel topic per poter poi comunicare quello che l’opinione pubblica si aspetta su determinati tipi di argomenti, cercando di allinearli con quelli che sono i nostri valori aziendali e il nostro registro linguistico. 
Il nostro staff è formato da un grafico (per quando servono lavori grafici di visual), ci sono io che mi occupo della parte strategica e del copy della maggior parte dei post, c’è un social media manager che realizza campagne di advertising e che modera i commenti. La nostra squadra non è formata da molte persone perché molti dei nostri post sono davvero semplici: copy, immagine secca
e logo e spesso non abbiamo nemmeno bisogno dell’intervento del grafico.

 

D. Il vostro calendario editoriale è pungente e divertente: come fate a selezionare i temi? Come fai a trovare sempre i temi giusti? Qual è la vostra buyer personas, il vostro cliente ideale?

R.P. Noi non abbiamo un target specifico: sicuramente ci rivolgiamo alle persone dai 30 anni in su e che hanno capacità decisionale in famiglia. Anche se potrebbe sembrare, non abbiamo follower giovanissimi: il target che ci segue è  quello composto da persone dai 30 anni ai 45 anni, forse anche perché a loro piace di più questo tipo di comunicazione (si interessano di cronaca, attualità e di politica che sono i temi che noi trattiamo spesso e che quindi riescono ad attrarre proprio il target che noi vogliamo raggiungere).

 

D. Il post che avete realizzato in occasione del World Congress of Families che si è tenuto a Verona dal 29 al 31 marzo ha avuto un grosso riscontro: al 3 aprile ha registrato 3,8 mln di commenti e, molto di questi, non proprio a vostro favore. Come è andata, in realtà, al netto di
tutto ciò?

R.P. Ce l’aspettavamo di non riuscire a fare contenti tutti. Il Congresso, in sé per sé, non era in linea con quelli che soni i valori di Taffo: per questo ci siamo voluti esporre, con la consapevolezza di correre il rischio di perdere una fetta del nostro target, ma sicuri di riuscire a solidificare davvero tutto
il target che apprezza questa tipologia di idee.

 

D. Diciamo che è stato un rischio molto calcolato: voi avete un forte posizionamento e una community davvero affezionata e vi potevate permettere di esporvi così tanto! 

R.P. Sì, ma se lo possono permettere anche brand minori. Secondo me il brand, online e in particolare sui social, deve esporsi come fosse una persona! Le persone cosa fanno sui social? Non fanno altro che dire le proprie opinioni, parlano con i loro amici e dicono quello che pensano e, se un brand vuole parlare alle persone, e decide di farlo sui social, deve farlo come se fosse una persona: non deve essere un cerchiobottista.

 

D. Come avete gestito la crisi?

R.P. La crisi l’ho cavalcata. In realtà non c’era nemmeno bisogno di scrivere le mie scuse: ho comunque deciso di farlo e ho anche avuto un riscontro positivo grazie ad articoli di giornali online che ci hanno portata altra visibilità. Ho davvero ricevuto mail minatorie e qualche commento negativo dai fan del Congresso c’è stato, ma questi sono stati sotterrati da quelli positivi. Forse non era nemmeno necessario rispondere alle critiche perché la flotta dei
nostri follower era pronta a blastarli. Io mi sono limitato a controllare che non ci fosse qualcuno che esagerava: la mia è stata una moderazione censoria di commenti esagerati con parolacce perché, da un po’ di tempo, rispettiamo una sorta di netiquette per la buona educazione sui social e per un uso consapevole di questi. 

 

D. Riccardo Pirrone ha una sua agenzia – la KiRweb – e immagino gestisca anche la comunicazione di altri brand: puoi farci i nomi di alcune di queste pagine? Lo stile è sempre lo stesso? Quali aggettivi useresti per definirlo?

R.P. Sì, ovviamente gestiamo altre pagine: Medici senza frontiere, Pasta Cuomo, Fondazione con il Sud, NoFlyStore Zanzariere e Bigoi, per farti alcuni nomi. 

Come definirei lo stile? Forse “superficialmente profondo”. Noi cerchiamo di comunicare degli argomenti importanti con l’ironia o con l’emozione, un po’ come succede in un Circo: attraendo le persone con messaggi irriverenti, scherzosi, strani, buffi o fuori contesto, perché, in realtà, c’è la volontà di fondo di commercializzare il prodotto/servizio che il cliente ci chiede, ma anche di informare, educare e intrattenere. 

 

D. Se uno volesse seguire le tue orme, quale strada dovrebbe seguire? Insomma, da dove ti nascono le idee?

R.P. Io ho sempre avuto il desiderio di fare il pubblicitario e, alla fine, mi sono ritrovato fare il social  media manager, che è una sorta di pubblicitario. Da dove mi nascono le idee? Non lo so, forse devo ringraziare la mia indole che mi porta ad essere sopra le righe o diverso da quello che mi circonda. 
 Il consiglio che posso dare è di fare un corso di psicologia e di counselling perché possono aiutare a capire meglio l’essere umano, a rispondere in determinate occasioni e a creare dei messaggi
che facciano breccia nei cuori e nelle teste delle persone.

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